Marca: Tiderace
Modello: Pace 17 Tour
Dimensioni: lunghezza 522cm, larghezza 53cm, volume totale 405l
Peso a vuoto: 26,2kg costruzione G-core (vetroresina), 25 kg costruzione Hardcore (Carbon-Kevlar)
Uso: turismo mare – trekking di più giorni
Taglia: versione standard, in alternativa vi è una misura inferiore (Pace Tour S) più stretta di 5mm e con 30l di volume in meno
Materiale: Composito sottovuoto
Costo: 3980€ costruzione Hardcore (prezzo 2021)

Parliamo di un kayak davvero particolare, credo di non esagerare nel dire sia quello (assieme alla linea Taran di Rockpool) che sta rivoluzionando il concetto di kayak da mare ponendo nuovi standard, quantomeno per quelli da viaggio e spedizione, con cui tutti gli altri kayak si dovranno poi confrontare.

Caratteristiche costruttive:
Del Pace17 esistono 2 versioni che differiscono per pochissimi dettagli del tutto ininfluenti al comportamento in acqua: la prima – pre 2017 – è costruita in Thailandia ed ha la scocca con la tradizionale divisione in due metà inferiore e superiore.
Dal 2017 in poi Tiderace ha iniziato a far produrre i propri kayak in Portogallo alla Nelo. La cosa che salta subito all’occhio è che non vi è più il nastro di giunzione tra le due valve ed il kayak ha l’aspetto di una monoscocca.
Il mio (di mia moglie Gloria in realtà) è un G-core pre 2017 ed ha la keel strip in kevlar.
Sulla qualità costruttiva -avendo io un Xceed prodotto da Nelo- posso azzardare un paragone e, pur considerando la differenza dei materiali (Pace 17 in G-core, ovvero più economico, mentre Xceed Hardcore top di gamma), devo dire che il vecchio tailandese mi sembra un po’ più robusto; anche il gelcoat tende a segnarsi meno. Viene quasi il dubbio che la Nelo costruisca i Tiderace con la stessa filosofia delle sue barche da gara dove si punta tantissimo a contenere i pesi a scapito della robustezza. Scelta davvero poco azzeccata per un kayak da mare.
Devo dire però che ultimamente si vocifera di un miglioramento dei prodotti Tiderace-Nelo. Probabile abbiano “aggiustato il tiro” dopo qualche periodo di rodaggio delle linee produttive.
Il design è inconfondibile. L’opera viva ha una forma ad arco, il volume anteriore è davvero tanto ed il rocker ben visibile sebbene non estremo.
Quattro i gavoni di serie; i principali entrambi con tappi ovali, day hatch di generose dimensioni facilmente accessibile e pocket hatch.Vi è lo scasso per installare la bussola Silva P70 in coperta.
Il pozzetto è un key hole di buone dimensioni da cui ci si imbarca e sbarca con grande facilità. L’abitabilità interna è ottima anche grazie agli ampi spazi concessi dal generoso volume anteriore. La posizione delle ginocchia sotto ai premicosce è piuttosto rialzata, il che consente una pagaiata energica in stile fitness. Questa filosofia di portare le ginocchia leggermente più in alto rispetto allo standard per il settore marino è stata adottata anche su alcuni modelli di altri marchi inglesi; ovviamente non comporta nessuna limitazione o difficoltà nella gestione dell’assetto, nemmeno in posizione di appoggio alto continuo.
E’ una posizione a cui ci si abitua in fretta e, dopo poco, non si nota nemmeno più la differenza.

Grandi spazi nel pozzetto che però danno anche buoni punti di contatto; con una corporatura media sono adeguati senza aggiungere ulteriori spessori.
Per quanto riguarda le costruzioni Nelo invece credo vi sia una differenza nello spessore dei materiali, probabilmente sia dello scafo/mastra che dell’espanso sotto al premicosce, per cui con la mia corporatura ne gioverei ad aggiungere uno strato extra di imbottitura (si, ci ho passato una giornata in acqua con a disposizione due Pace17, pre e post Nelo , appositamente per metterli a confronto).
Il pozzetto di grandi dimensioni rende poco comodo l’utilizzo degli elastici anteriori che per essere raggiunti richiedono una certa inclinazione in avanti del busto per consultare ad esempio la carta nautica. Avrei preferito che quantomeno le lifeline si fossero prolungate ulteriormente verso il pozzetto di almeno una spanna per avere un più comodo punto di ancoraggio per il contact tow o per gestire e stabilizzare uno zatteramento al volo; probabilmente non è stato fatto in quanto avrebbe comportato l’installazione di un passacime che creerebbe un rigonfiamento interno nella zona del il ginocchio.
Il puntapiedi Smart-Track è facilmente regolabile ed integra la pedaliera per il timone.
Elastici e cimette in coperta creano un allestimento di per sé già completo permettendo di posizionare comodamente una pagaia divisibile sia in poppa che a prua.
Passacime sono in posizioni logiche e ben studiate anche in caso si voglia personalizzare il pattern degli elastici (necessario, ad esempio, qualora si voglia impiegare un paddle-float rigido).
Le maniglie sono ad oliva dotate di elastici che permettono di non farle “ballare in giro” durante il trasporto o in navigazione.
Il timone è il classico Smart Track, non è opzionale e viene fornito d’ufficio assieme al kayak; chiaro segno – a mio avviso- che chi ha progettato questa barca l’ha pensata per essere impiegata con tale ausilio. Che si abbia simpatia o meno per questo accessorio devo dire che sul Pace17 è per me decisamente obbligatorio in molte condizioni.
Con Tiderace non mi risultano possibili personalizzazioni e/o modifiche ad eccezione della colorazione.

Comportamento in acqua:
Iniziamo parlando del timone:
Negli anni ‘90 girava una particolare versione della Lancia Thema con uno strano pulsante “SPORT” al centro del cruscotto.
Era una berlina grande, spaziosa, confortevole, comoda. Ideale per i lunghi viaggi in autostrada.
Premendo quel pulsante le sospensioni si irrigidivano e tirava fuori gli artigli; quella specie di salotto su ruote assumeva il carattere di una scattante sportiva.
Più o meno è la stessa cosa che avviene armando e disarmando il timone del Pace17. Ne stravolgiamo il carattere. Nelle lunghe uscite si tira giù il timone anche se le condizioni sono tranquille. Si naviga in un docile kayak da viaggio, ogni minimo sforzo fatto con la pagaia manda avanti il kayak ad un’ottima velocità di crociera senza che sia necessario impiegare energie fisiche o mentali ad effettuare correzioni o gestire la direzione.
Nelle uscite sottocosta con carico leggero lasciando il timone disarmato ci si ritrova a pagaiare in un agile e scattante kayak pronto a destreggiarsi nello zigzag tra gli scogli.
Praticamente abbiamo pagato un kayak, ma è come averne due.
Come si intuisce dalle forme il Pace17 è un kayak veloce; con poco sforzo mantiene una crociera di tutto rispetto. Non sono purtroppo capace di usare come si deve le pagaie wing ma basta prenderci un pochino di confidenza per raggiungere punte che non credevo possibili in kayak da mare (stiamo parlando di brevi sprint, poi per mantenerle certe performance serve un fisico da atleta).
Lo scafo è molto sensibile e reattivo. Inizialmente avevo problemi in quanto tendeva a prendere sempre una direzione. Un problema lieve con la groenlandese ma decisamente fastidioso con l’europea. Avevo l’impressione di guidare una macchina spaventosamente fuori di convergenza. Il problema era mio e della mia pagaiata tutt’altro che simmetrica e perfetta. Mi è stato davvero utile effettuare delle uscite di perfezionamento su K1 discesa da allenamento (wavehopper) che – in maniera decisamente più estremizzata- hanno una conformazione dell’opera viva abbastanza simile (e questo mi sarà da spunto per una riflessione che farò più avanti).
Guardandolo sia in acqua che a secco si nota la prua voluminosa ed appena appoggiata sul pelo dell’acqua mentre la poppa è ben piantata; verrebbe spontaneo pensare che col vento diventi subito ingestibile. Ed invece non è così. La difficoltà sopraggiunge soltanto quando ci si avvicina ai quadranti posteriori ed – a mio avviso- è questa la situazione in cui proprio non si può fare a meno di mettere in acqua il timone; ma è comunque una cosa che mi sento di consigliare sempre quando si prospettano lunghe percorrenze e si vuole minimizzare lo sforzo anche se – comunque- è incredibile come sia insensibile al vento frontale, anzi, sia un assoluto piacere piantare il suo musone controvento e “risalirlo” con timoneria disarmata.
Se lo portiamo fuori dall’acqua salata, dove è lecito aspettarsi che un kayak da mare dia il meglio di sè, e lo mettiamo in un grande fiume (apparentemente fuori dalla “comfort zone” di questa tipologia di kayak), scopriamo che questa caratteristica della prua appena poggiata lo rende fantastico anche per il touring sui grandi fiumi. Il comportamento del kayak in entrata/uscita da una morta è addolcito da una prua che scivola dolcemente sopra le correnti ammorbidendo il passaggio attraverso le eddyline e le aree turbolente.
Risalendo controcorrente in prossimità di un ponte è davvero facilissimo uscire dalla morta proprio attaccato al pilone per superarlo senza che la corrente tenti con troppa insistenza di spingerti brutalmente la prua a valle.
Questa caratteristica si nota anche facendo dei 360° con le pagaiate circolari in acqua piatta; mentre la prua si sposta quasi senza trovare attrito la poppa produce un gran rumore causato dall’acqua che sposta. Ovviamente essendo il maggior volume di stivaggio a prua succede che riempiendo il kayak anche questa tenderà a piantarsi più in acqua e questo comportamento andrà via via scemando.
Come logico aspettarsi aumentando il carico trasportato il kayak perde punti lato manovrabilità e ne vengono esaltate le doti crocieristiche necessarie nelle lunghe navigazioni.
Anche per questo un applauso ai progettisti per aver creato un kayak che si trasforma in base alle esigenze: il carattere da cruiser che si evidenzia quando lo si carica, un comportamento decisamente sportivo e giocoso quando si è leggeri.
Vi è a tal proposito da considerare una cosa: la taglia standard di questo kayak ha bisogno di un carico minimo di almeno 80-90kg altrimenti le performance decadono sotto ogni aspetto, la linea di galleggiamento si accorcia(soprattutto a prua) e diventa decisamente troppo,troppo sensibile al vento. Con Gloria uso almeno un paio di taniche da 5l come zavorra mentre con a bordo me ed un minimo di attrezzatura la linea di galleggiamento inizia ad essere praticamente a tutta lunghezza e ad esprimersi al meglio.
Una cosa sicuramente da tenere conto quando si sceglie la taglia. Persone non particolarmente robuste e che non intendono fare trekking nautico dovrebbero prendere in considerazione solo la S.

Conclusioni:
I grandi esperti di kayak da mare mi tacceranno di essere un pazzo che non ci capisce nulla. Ma a me il Pace 17 mi verrebbe da definirlo un allround.
Si, lo so, è un kayak da viaggio… anzi, da spedizione. Però, si adatta a tutto, e si adatta maledettamente bene.
Se pensiamo a kayak da mare di una generazione fa erano tutti molto specializzati; nella categoria “allround” rientravano barche che si adattavano certamente ad ogni occasione e ad ogni condizione ma che non eccellevano in nulla.
Il Pace17 invece pare trovarsi perfettamente a suo agio in una grande moltitudine di situazioni differenti.
Straordinariamente veloce al punto di farti ritrovare sempre alla testa del gruppo nei raduni, non disdegna per nulla uscite in stile fitness con pagaia ad elica;
Nei gavoni vi è spazio a sufficienza per caricare attrezzature che non mi serviranno mai. Ciò lo rende il kayak perfetto per i lunghi viaggi. Non soffre carichi pesanti, anzi, lo rendono ancora più stabile e sicuro;
Da scarico è veramente agile e scattante, facilmente si inclina su un lato per manovrare molto stretto e ciò lo rende ottimo anche per uscite brevi ma molto dinamiche. Non disdegna passaggi risicati tra i giardini di rocce;
Ha un’ottima stabilità primaria e la secondaria semplicemente lascia a bocca aperta. Il roll è estremamente facile, un ottimo kayak anche per passare tempo a rotolare in acqua facendo esercizi;
Vogliamo esagerare e lo portiamo in fiume a fare slalom dietro ai piloni di un ponte? Si fa buttare sul fianco con facilità ed il rocker pronunciato in uno scafo senza spigoli non ci farà sentire strattonati mentre si attraversa una eddi. Perfettamente a suo agio anche qui!
In un allround come lo intendiamo comunemente, di una generazione precedente, ci possiamo fare tranquillamente tutte queste cose. Ma un canoista non più alle prime armi troverà ovunque dei limiti nel proprio scafo. Nel Pace17 possiamo fare tutte queste esperienze ed i limiti con cui ci si scontra, al contrario, sono nelle capacità di chi ci sta a bordo.
Ed il Pace17 è un allround in questo senso, non solo ti basta veramente un kayak per fare tutto, ma ti basta per fare tutto questo davvero bene!
Ecco che quindi, un kayak pensato per mantenere un’ottima velocità di crociera nelle lunghe spedizioni, si rivela essere anche il perfetto compagno di uscite brevi in ogni situazione.
Attualmente il mio kayak principale è l’Xceed. Adoro il comportamento di quella magnifica barca, ma non vi è dubbio che il Pace 17 abbia spostato “un po’ più in là” l’asticella che segna le performance (non solo velocistiche) che ci si aspetta da un kayak da mare di progettazione moderna.
Se devo essere sincero, se mi dicessero che oggi devo scegliere un kayak, uno solo da usare sempre da qui in avanti senza mai possibilità di cambiarlo… probabilmente punterei sul Pace!
Il fatto che Gloria lo usi poco mi da il pretesto, ogni tanto, di metterlo in acqua con la scusa di togliergli la polvere e godermi il risultato di questo magnifico progetto di Aled Williams.